31 Agosto 2020

Castello in aria (con drago e arcobaleno)

Nel 1935, alla seconda Quadriennale d’arte nazionale di Roma, Licini espose tre opere: Castello in aria, Stratosfera e Il bilico.

 

Credo che Stratosfera e Il bilico siano la rappresentazione, rispettivamente, dell’Arcangelo Michele e dell’Arcangelo Gabriele (1).

 

Partendo da questa mia interpretazione mi sono chiesto se la terza opera esposta da Licini alla stessa Quadriennale – Castello in aria – possa essere in relazione, sul piano tematico, con le altre due.

 

 

Osvaldo Licini, Castello in aria, 1932 (con intervento del 1936 o successivo), olio su tela, cm 67×90 (immagine tratta da Giuseppe Marchiori, I cieli segreti di Osvaldo Licini col catalogo generale delle opere, Alfieri, Venezia, 1968, pag. 131)

 

 

 

Il drago dalle sette teste

 

 

Marchiori evidenziò l’esistenza di un’affinità tra Castello in aria del 1932 e un altro dipinto di Licini dello stesso periodo, Il drago (2).

 

 

Osvaldo Licini, Il drago, 1932 (o 1933), olio su tela, cm 23×31 (immagine tratta da Guido Ballo, Pittori italiani dal futurismo a oggi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1956, pag. 146)

 

 

 

Al di là delle affinità già a prima vista percepibili, ho potuto osservare che in entrambe le opere è presente un richiamo (seppur criptico) al numero sette.

Sette, infatti, sono i triangoli neri dipinti nel Drago; ancora sette sono i triangoli allineati e orientati nello stesso senso (cinque neri e due bianchi) presenti in Castello in aria.

 

Questo numero mi ha fatto pensare al drago dalle sette teste descritto nell’Apocalisse di Giovanni.

 

 

L’Apocalisse e la Y pitagorica

 

 

Nella stessa Apocalisse, d’altra parte, il sette è un numero ricorrente: si veda anche, ad esempio, il richiamo ai sette angeli e alle sette trombe.

 

Secondo una tradizione, fu l’arcangelo Gabriele a suonare la tromba prima che Michele, con i suoi angeli, iniziasse il combattimento contro il drago.

 

Nel cielo dell’Apocalisse di Giovanni è descritta anche l’apparizione di un arcobaleno: come nel cielo del Castello in aria dove, non a caso, è presente un rettangolo con i colori dell’iride.

 

I due triangoli neri (di diverse dimensioni) che in Castello in aria si toccano sui vertici parrebbero alludere proprio alla contrapposizione tra due fronti: quello della luce (posto sulla sinistra guardando il quadro), guidato da Michele, e quello delle tenebre rappresentato dal drago dalle sette teste (sulla destra).

 

Nel corso di un’esposizione presso la Galleria Bragaglia, a Roma, nel 1936, l’opera venne sfregiata da un contestatore; per coprire lo sfregio Licini intervenne dipingendo anche una linea nera verticale che termina con una biforcazione, un segno che ricorda la lettera Y.

 

 

Osvaldo Licini, Castello in aria, 1932 (versione precedente allo sfregio del 1936), olio su tela, cm 67×90 (immagine in bianco e nero tratta da Licini, prefazione di Giuseppe Marchiori, Centro Culturale Olivetti, Ivrea, 1958, pag. 70)

 

 

 

Nella simbologia pitagorica la divaricazione della Y rappresenta due percorsi contrapposti: la via che porta al vizio, alle tenebre, si contrappone a quella che conduce alla virtù, alla luce.

 

Con l’aggiunta di questo segno è come se Licini avesse voluto ribadire il significato di Castello in aria: una rappresentazione, cioè, del conflitto tra Michele e il drago, tra la luce e le tenebre.

 

Credo, in definitiva, che i tre dipinti esposti dall’artista alla Quadriennale del 1935 – Il bilico (una raffigurazione dell’Arcangelo Gabriele), Stratosfera (una rappresentazione dell’Arcangelo Michele) e Castello in aria (con il richiamo alla guerra nel cielo dell’Apocalisse di Giovanni) – fossero legati tra loro da uno stesso filo tematico e costituissero, sostanzialmente, un trittico.

 

 

Spirito e materia

 

 

La lotta tra l’arcangelo Michele e il drago è stata oggetto, nel tempo, di molte interpretazioni.

Anche Rudolf Steiner, teosofo e fondatore dell’antroposofia, si soffermò sull’argomento.

Con estrema semplificazione si può dire che il drago, per Steiner, sia la manifestazione del pensiero materialistico, un pensiero che, a partire dal positivismo ottocentesco, era divenuto sempre più dominante; Michele, al contrario, rappresenta la spiritualità.

 

In una conferenza tenuta nel 1913 Steiner disse: “ecco una significativa immaginazione: Michele che vince il drago. D’ora in avanti la missione di Michele è di far fluire nel mondo sensibile sostanza spirituale. Noi siamo al suo servizio. Noi dobbiamo vincere il drago, il drago che cerca di affermarsi nelle idee che nell’epoca ormai trascorsa, produssero il materialismo, le idee del tempo passato che aspirano a diventare predominanti nel futuro. Superare ciò, significa essere al servizio di Michele. Questa è la vittoria di Michele sul drago” (3).

 

Vincere il drago vuol dire, in sostanza, trasformare la scienza materialistica in scienza dello spirito; significa spiritualizzare la materia.

 

In un’altra conferenza, Steiner disse che “la Scienza dello Spirito antroposofica … lavora dal basso verso l’alto; stende in certo qual modo le mani dal basso all’alto per afferrare le mani di Michele, che gli vengono incontro tese dall’alto al basso. Perché così può essere creato il ponte fra gli Dèi e gli uomini” (4).

 

In Stratosfera di Licini una mano tesa scende dall’alto: come le mani di Michele che, per Steiner, sono appunto tese dall’alto al basso allo scopo di creare un ponte fra gli Dèi e gli uomini.

 

Nel 1937 Licini scrisse: “siamo astrattisti per la legge psicologica di compensazione, cioè per reazione all’eccessivo naturalismo e materialismo del secolo decimonono… L’arte si trasforma e si rinnova seguendo rigorosamente gli sviluppi irresistibili dello spirito, che non torna indietro” (5).

 

Licini, come Steiner, sentì la necessità di reagire al materialismo ottocentesco. Lo spirito, del resto, non torna indietro.

 

In Castello in aria il drago è materia che, attraverso l’arcangelo Michele, si trasforma in spirito.

 

Lorenzo Licini

 

 

 

(1) Si veda, sull’argomento, il mio scritto Arcangeli alla Quadriennale pubblicato il 30 giugno 2020 tra le notizie del sito internet osvaldolicini.it.

(2) Si legga, al riguardo, Giuseppe Marchiori in Licini, prefazione di Giuseppe Marchiori, Centro Culturale Olivetti, Ivrea, 1958, pag. 57. In questa stessa pubblicazione Il drago è datato 1932 mentre, sul catalogo del 1958 della XXIX Biennale d’Arte di Venezia, la stessa opera è datata 1933.

(3) Rudolf Steiner, Verso il mistero del Golgota, Opera Omnia n. 152, parte di conferenza a Stoccarda del 20 maggio 1913, in CTSadmin, Rudolf Steiner e il suo rapporto con Michele / Il mistero di Michele, sito internet anthroposconoscitestesso.org consultato il 31 agosto 2020.

(4) Rudolf Steiner, La spiritualizzazione della conoscenza dello spazio. Il messaggio di Michele, Opera Omnia n. 219, parte di conferenza a Dornach del 17 dicembre 1922, traduzione di Emmelina De Renzis, pag. 11, sito internet liberaconoscenza.it consultato il 31 agosto 2020.

(5) Osvaldo Licini, Natura di un discorso, Corriere Padano, Ferrara, 9 ottobre 1937.