19 Aprile 2026

Un incontro su Gioacchino da Fiore, Kandinsky e Licini

 

Si è tenuto presso il MABOS – Museo d’Arte del Bosco della Sila in Contrada Granaro, Sorbo San Basile (CZ), un incontro dal titolo “Figurare e descrivere” nel quale la relatrice, Fabiola Giancotti, ha parlato di Gioacchino da Fiore e di artisti che, come Kandinsky e Licini, hanno dato particolare rilievo alla dimensione della spiritualità.

Nel 2021 sostenni, per la prima volta, l’esistenza di un possibile collegamento tra Licini e Gioacchino (1) e sono quindi lieto che questa mia idea si stia pian piano diffondendo.

 

Osvaldo Licini, Personaggio volante, 1945, particolare

 

Riporto di seguito il testo del mio breve saluto, in videoconferenza, ai partecipanti a questo incontro tenutosi il 18 aprile 2026, un incontro che non ho potuto seguire ma che immagino sia stato interessante.

 

Sono felice di essere con voi, seppur virtualmente, vicino a luoghi che furono molto importanti per Gioacchino da Fiore.

Luoghi che non ho avuto ancora il piacere di visitare ma che sono noti anche per la loro splendida natura e la loro spiritualità.

Ebbene, credo che proprio la chiave della spiritualità sia fondamentale per comprendere l’arte di Osvaldo Licini, mio nonno.

Lui era un uomo che sperava di potersi trascendere.

In una lettera all’amico Giuseppe Marchiori, nel 1943, mio nonno scrisse: “Vivere, allora, andare al di là di noi stessi, trascendersi. Ecco perché ancora viviamo, con questa speranza”.

Anni fa ipotizzai che Licini, per certe sue opere, avesse tratto ispirazione da alcune immagini presenti nel Libro delle Figure di Gioacchino.

Mi riferisco, in particolare, alle immagini gioachimite del “drago grande e rosso” e dell’”albero – aquila”, immagini che sembrerebbero essere state riprese da mio nonno nelle sue opere sul tema dell’”olandese volante”.

Un possibile interesse di Licini per Gioacchino da Fiore non era mai stato in precedenza ipotizzato e sono contento che questa mia ipotesi stia incontrando sempre più consensi.

C’è un suo dipinto, “Castello in aria”, un quadro astratto del 1932 che fu esposto alla Quadriennale di Roma del 1935 (e che fu ripreso in parte successivamente) che secondo me è collegabile, per varie ragioni, al tema dell’Apocalisse di Giovanni, un tema, come noto, fondamentale per Gioacchino.

Voglio qui soffermarmi soltanto sul titolo di questa opera.

Con l’espressione “castello in aria” si allude di solito a un progetto tanto fantasioso da sembrare difficilmente realizzabile se non addirittura utopico.

Gioacchino da Fiore predicava l’imminente avvento di un’età dello spirito, un’età nella quale la Gerusalemme celeste si sarebbe realizzata già in questo mondo e, dunque, nella storia.

Licini, a mio avviso, era tra coloro che speravano in questo avvento.

Una speranza tuttavia difficilmente realizzabile, forse soltanto un’utopia.

Un castello in aria, insomma, nel quale valeva però la pena di sperare.

Per concludere questo mio breve saluto vorrei ricordare che mio nonno dedicò alcune opere al tema del “fiore fantastico”.

Ecco, mi piace pensare che quel fiore fosse anche, in qualche modo, un omaggio a Gioacchino.

Lorenzo Licini

 

(1) Si veda il mio studio intitolato Il “Fiore” fantastico di Licini pubblicato nella sezione Notizie di questo sito il 31 luglio 2021.