29 Maggio 2019

Arcangelo Gabriele o Bruto?

Non risulta documentato che Licini abbia esposto l’Arcangelo Gabriele. E’ vero che in una lettera a Giuseppe Marchiori del 7 gennaio 1935 l’artista aveva scritto: “… da cinque anni il mio regno è nell’aria. Ho mandato tre quadri irrazionali alla Quadriennale, con tutta la responsabilità che questa eresia comporta: Castello in aria, Stratosfera e l’Arcangelo Gabriele … Sono quadri dipinti a 500.000 metri d’altezza, nella zona siderale…”; l’Arcangelo Gabriele, tuttavia, non fu poi esposto a quella Quadriennale (1) poiché prima dell’inaugurazione venne sostituito dall’esemplare de Il bilico dipinto nel 1934.

 

Nella stessa lettera Licini aveva peraltro inserito l’Arcangelo Gabriele tra i dipinti “irrazionali”, cioè tra quelli iniziati a dipingere a partire dal 1930 “a 500.000 metri d’altezza”. Ma l’Arcangelo Gabriele (o meglio l’unica opera che oggi conosciamo con questo titolo) è del 1919 (2) ed è assai distante, anche sul piano stilistico, dalle opere “irrazionali” degli anni Trenta (come, ad esempio, Castello in aria e Stratosfera).

 

L’Arcangelo Gabriele richiamato nella lettera potrebbe quindi essere un’opera degli anni Trenta che oggi non conosciamo; questa mia ipotesi potrebbe trovare un ulteriore sostegno nel fatto che nel 1930, sul n. 6 della rivista francese Documents, era apparsa (sotto forma di una voce di dizionario) una breve definizione di ange Gabriel scritta da Michel Leiris (3).

Licini apprezzava molto questa rivista (4) e si può ipotizzare un suo particolare interesse per lo scritto di Leiris nel quale l’ange Gabriel veniva definito, tra l’altro, come “Génie de la Lune” (5); lo stesso scritto potrebbe avere concorso a stimolare un approfondimento dell’artista sul tema dell’arcangelo Gabriele, un approfondimento che avrebbe poi portato alla realizzazione – nella prima metà degli anni Trenta – del dipinto, con questo titolo, richiamato nella lettera del 1935.

 

Il dipinto solitamente noto come Arcangelo Gabriele (o Angelo Gabriele) del 1919, d’altra parte, non reca alcuna annotazione dell’artista che possa farne desumere con certezza il titolo e l’anno di esecuzione. Seppur non risultando essere stata esposta da Licini, l’opera è stata peraltro presente in numerose mostre postume: Giuseppe Marchiori, ad esempio, la inserì con quel titolo e quella data in una mostra personale che presentò ad Ancona nel 1960 (6).

 

L’anno di esecuzione (1919) indicato già in occasione di quella mostra presentata da Marchiori appare plausibile avendo l’opera caratteristiche in gran parte avvicinabili a quelle di altri dipinti di Licini della seconda metà degli anni Dieci.

Ciò che semmai mi rende perplesso è il titolo comunemente attribuito all’opera la quale, in effetti, sembra raffigurare più un guerriero che un angelo (7).

 

Nel dipinto è presente un personaggio vestito come un antico romano che, stando su una rupe, appare intento a trafiggersi con una spada; nel cielo ci sono alcune nuvole e un astro (probabilmente la luna) che fa capolino da dietro un monte.

 

La scena sembra ricordare quella descritta da Giacomo Leopardi nel suo Bruto Minore (8) (“Quando nell’alto lato L’amaro ferro intride, E maligno alle nere ombre sorride”) (9): si tratta della narrazione di un suicidio (quello di Bruto) al quale assiste una luna che è indifferente.

Il Bruto di Leopardi è un ribelle, come del resto lo è lo stesso Leopardi (10).

 

Licini nel 1913 scrive dei racconti nei quali il protagonista principale è un giovane ribelle che si chiama Bruto; lo stesso Licini, del resto, è un ribelle.

 

Forse anche questo dipinto del 1919 rappresenta (non un angelo ma) un ribelle: Bruto.

 

Lorenzo Licini

 

 

(1)  Si tratta della  II Quadriennale d’arte nazionale che si tenne a Roma nel 1935.

(2) E’ probabile che successivamente l’opera sia stata in parte ripresa dall’artista.

(3) La voce “ange Gabriel” scritta da Michel Leiris e apparsa nel 1930 sul n. 6 della rivista francese Documents si può leggere anche in Georges Bataille, Michel Leiris, Marcel Griaule, Carl Einstein, Robert Desnos, Jacques Baron, Arnaud Dandieu, Zdenko Reich, Dictionnaire Critique, Éditions Prairial, Paris, 2016, pagg. 20 – 21.

(4) In una lettera dell’inverno 1930 Licini invita il destinatario, l’amico Ermenegildo Catalini (detto Checco), ad abbonarsi “…a Documents, una rivista d’arte veramente Vivente, e molto ben fatta”.

(5) E’ noto il particolare interesse di Licini per la luna. Federica Pirani (nel catalogo della mostra a cura di Luca Massimo Barbero Osvaldo Licini Che un vento di follia totale mi sollevi, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, 22 settembre 2018 – 14 gennaio 2019, Marsilio, 2018, pag. 197) sottolinea, tra l’altro, che Michel Leiris, nella citata voce “ange Gabriel”, “…descrive le caratteristiche dell’arcangelo Gabriele, che per l’astrologia rappresenta il genio della luna”.

(6) Si tratta della mostra personale dedicata a Osvaldo Licini che si tenne nell’ambito del Premio Marche 1960; a pag. 97 del catalogo di quel Premio Marche (Ancona 3 – 24 luglio 1960) l’opera risulta indicata come “Angelo Gabriele / olio – 1919 / cm 45,5 X 37,5”.

(7) Trovo del resto che neppure l’altro Arcangelo dipinto da Licini nel 1919 rappresenti una figura angelica (si tratta dell’Arcangelo riprodotto anche alle pagg. 32 – 33 del catalogo del 2018 citato in nota 5).

(8) Licini amava molto leggere Leopardi; nel 1928 lavorò al progetto di illustrare un libro sul poeta, un progetto che fu però abbandonato.

Il Bruto Minore è una canzone scritta da Leopardi nel 1821.

Riccardo Passoni, nel suo testo Una postilla sulle letture di Licini (apparso sul catalogo della mostra Osvaldo Licini: Capolavori 24.10.2010 – 30.01.2011 GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Electa, 2010, pag. 178) ha osservato che, tra le opere che erano state presenti nella biblioteca di Licini, c’era anche “il Leopardi delle Prose (Sonzogno, Milano 1878), delle Poesie (Perino Editore, Roma 1889)”.

(9) Giacomo Leopardi, Bruto Minore, lettura di Alessandro Carrera noterella di Ignoto XIX secolo disegni di Alberto Cerchi, Fiorina Edizioni – Varzi, 2017.

(10) In un’opera del 1928 il volto di Leopardi disegnato da Licini fa pensare proprio al volto di un ribelle.