31 Gennaio 2022

Tre “vecchie croste”

Nella lettera a Giuseppe Marchiori del 12 febbraio 1948 Licini scrisse che avrebbe mandato delle sue “vecchie croste” alla Biennale di Venezia di quello stesso anno. Si riferiva, in particolare, a tre opere: la prima e la seconda versione di Memorie d’oltretomba e Il Miracolo di San Marrr co.

Non si trattava, naturalmente, di “croste” (come da lui scherzosamente definite) ma di opere particolarmente importanti: Licini lo sapeva bene dal momento che aveva deciso di presentarsi proprio con queste alla sua prima Biennale.

Nel 1948 le aveva definite “vecchie”: in effetti, come provato anche dalla scheda di partecipazione alla Biennale (sottoscritta da Licini e da me rinvenuta presso l’Archivio Storico della Biennale di Venezia – ASAC), quelle opere erano state realizzate alcuni anni prima. La prima e la seconda versione di Memorie d’oltretomba risalivano, rispettivamente, al 1937 e al 1938; Il Miracolo di San Marrr co al 1939 (1) .

Le stesse datazioni, del resto, erano state indicate anche nel catalogo della Biennale del 1948.

Tale chiara indicazione in catalogo, tuttavia, non era stata sufficiente a evitare che, dopo la morte di Licini, le datazioni di queste opere venissero spesso indicate in modo errato, soprattutto per quanto riguarda Il miracolo di San Marrr co e il secondo Memorie d’oltretomba  (quello realizzato nel 1938).

Per quest’ultima opera l’errore si è verificato anche abbastanza recentemente: in una pubblicazione del Centro Studi Osvaldo Licini dell’ottobre 2019 è stato scritto che il secondo Memorie d’oltretomba è “datato 1947” (2).

La citata scheda di partecipazione alla Biennale del 1948 – che ho riprodotto in questo sito nel gennaio 2020 (3) – chiarisce, direi definitivamente, la “questione” di tali datazioni.

Una “questione” che, in ogni caso, sarebbe stata risolvibile già sulla base delle date indicate, per quelle opere, sul catalogo della Biennale del 1948.

Lo stesso riferimento alle “vecchie croste” contenuto nella citata lettera a Marchiori, d’altra parte, avrebbe potuto avere un senso soltanto se riferito a opere realizzate diverso tempo prima (come, appunto, nel 1937, 1938 e 1939): se un’opera fosse stata dipinta nel 1947 non avrebbe potuto essere considerata “vecchia” nel febbraio del 1948.

Nella sezione dedicata alle lettere di questo sito si può adesso trovare riprodotta la parte di quella stessa lettera di Licini che Marchiori pubblicò nel 1960 (4).

Lorenzo Licini

 

(1) Nella stessa scheda, datata 30 marzo 1948, quest’ultima opera era intitolata Il miracolo di San Marco: soltanto in seguito, con la lettera del 10 aprile 1948 alla Segreteria della Biennale di Venezia, Licini aveva comunicato che il titolo andava modificato in Il miracolo di San Marrr co (si vedano su questo argomento, i miei scritti intitolati Il miracolo di San Marrr coTre documenti finalmente ritrovati rispettivamente pubblicati, tra le notizie del sito osvaldolicini.it, il 30 n0vembre 2019 e il 24 gennaio 2020);

(2) Sileno Salvagnini, Fortuna critica di Osvaldo Licini dalla fine degli anni venti a quella degli anni cinquanta, in Il mio regno è nell’aria Osvaldo Licini (1958-2018) riflessioni_studi_prospettive a cura di Daniela Simoni, Giornate di studio, Monte Vidon Corrado, Teatro Comunale, 13-14 ottobre 2018, Edizioni Ephemeria, Macerata, Ottobre 2019, pag. 106;

(3) Si veda il mio scritto intitolato Tre documenti finalmente ritrovati pubblicato il 24 gennaio 2020 tra le notizie del sito osvaldolicini.it;

(4) Giuseppe Marchiori, Osvaldo Licini con 21 lettere inedite del pittore, De Luca Editore, Roma, 1960, pag. 27.