11 Ottobre 2026
Noël sur la terre
Osvaldo Licini conobbe Amedeo Modigliani a Parigi, nell’autunno del 1917; diversi anni dopo, probabilmente nel 1933, scrisse un Ricordo di Modigliani che, all’inizio dell’anno successivo, fu pubblicato sulla rivista L’Orto (1).
Licini si ricordava, tra l’altro, di quando Modigliani gli aveva declamato, urlando «con aria ispirata e messianica col pugno teso, con gesti enfatici ma bellissimi (e con gravissimo scandalo dei borghesi seduti) questo passo di Rimbaud della Saison en enfer: […] “Quand irons-nous, par delà les grèves et les monts, saluer la naissance du travail nouveau, la sagesse nouvelle, la fuite des tyrans et des démons, la fin de la superstition, adorer – les premiers! – Noêl sur la terre!
Le chant des cieux, la marche des peuples! Esclaves, ne maudissons pas la vie”» (2).
E cioè: «Quando andremo dunque, al di là delle spiagge e dei monti, a salutare la nascita del lavoro nuovo, la nuova saggezza, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!
Il canto dei cieli, la marcia dei popoli! Schiavi, non malediciamo la vita» (3).
Come è stato osservato da Ivos Margoni, Rimbaud inneggia «alla speranza nonostante tutto ed è come se un soffio umanamente messianico lo pervadesse. Al di là del cumulo di macerie accumulatesi nella sua anima, l’immagine del Natale “sulla terra” gli balena nello spirito: prospettiva del lavoro e della saggezza “nuovi,” quando i tiranni e i demoni saranno fuggiti, la superstizione abolita e i popoli sapranno prendere in mano il loro destino: “Schiavi, non malediciamo la vita!” Questa apocalisse positiva, questa catarsi insieme storica e metafisica (Le chant des cieux, la marche des peuples!) è il “mattino” che il dannato solitario spia dal cuore di tenebra dove langue e si strazia” (4).
Quasi contemporaneamente alla stesura del Ricordo di Modigliani (con quel richiamo a Mattino di Rimbaud) – per una singolare coincidenza – Licini aveva realizzato Castello in aria, un quadro astratto che fu esposto per la prima volta alla Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma nel 1935.

Osvaldo Licini, Castello in aria, 1932 con intervento successivo
Ebbene, tempo fa ho ipotizzato che il dipinto alluda, in qualche modo, all’Apocalisse di Giovanni (5) e all’interpretazione che di questa diede l’abate medievale Gioacchino da Fiore (6).
Gioacchino aveva predicato l’avvento, sulla terra, di un’età dello Spirito della durata di un millennio: un’età nella quale la Gerusalemme celeste si sarebbe realizzata già in questo mondo e, dunque, nella storia.
Proprio come un «Natale sulla terra».
Lorenzo Licini
* Ricorre oggi il il sessantottesimo anniversario della scomparsa di Osvaldo Licini.
(1) Osvaldo Licini, Ricordo di Modigliani, L’Orto, rivista bimestrale di lettere e arte, Bologna, anno IV n. 1, gennaio – febbraio 1934, pagg. 9-11. Il testo di Licini si può trovare riprodotto anche all’interno di questo sito nella sezione Documenti.
(2) Osvaldo Licini, Ricordo di Modigliani, cit. pag. 10. Il passo che, come ricorda Licini, fu declamato in quell’occasione da Modigliani, è tratto da Matin di Arthur Rimbaud e fa parte di Une saison en enfer.
(3) Arthur Rimbaud, Oeuvres – Opere, a cura di Ivos Margoni, traduzione dal francese di Ivos Margoni, Feltrinelli Editore Milano, terza edizione giugno 1971, pag. 241.
(4) Arthur Rimbaud, Oeuvres – Opere, a cura di Ivos Margoni, traduzione dal francese di Ivos Margoni, cit., pagg. 446-447.
(5) Si veda, ad esempio, il mio studio intitolato Castello in aria (con drago e arcobaleno) pubblicato nella sezione Notizie di questo sito il 31 agosto 2020.
(6) Mi riferisco, ad esempio, al mio studio intitolato Come un castello in aria pubblicato nella sezione Notizie di questo sito il 30 novembre 2025.