11 Ottobre 2020

Omaggio a Cavalcanti: gli occhi e il cuore

Negli anni Cinquanta Licini dipinse Omaggio a Cavalcanti, un dipinto che è stato esposto e riprodotto varie volte (1).

 

 

 

Osvaldo Licini, Omaggio a Cavalcanti, 1956 (o 1954) , olio su tela, cm 28,5×37 (immagine in bianco e nero tratta da Licini, prefazione di Giuseppe Marchiori, Centro Culturale Olivetti, Ivrea, 1958, pag. 19)

 

 

 

 

In esso è presente uno strano volto con cinque occhi; la forma della testa del personaggio raffigurato ricorda quella di un cuore.

La mia idea è che l’artista avesse tratto ispirazione da quel sonetto di Guido Cavalcanti che, riferendosi alla visione della donna amata, inizia con ”Voi che per li occhi mi passaste ’l core/ e destaste la mente che dormia” (2).

 

Non mi pare condivisibile un’ipotesi interpretativa recentemente formulata da Daniela Simoni secondo la quale “la dedica al poeta-filosofo stilnovista, solitario cantore dell’amore quale fonte di sofferenza e della donna come creatura irraggiungibile, parrebbe essere stata ispirata all’artista dal sentimento nutrito per la cugina Olga, testimoniato dal carteggio con lei intrattenuto tra il 1952 e il 1958” (3).

 

La donna amata, per Cavalcanti, non è reale; va semmai intesa, come ritengono alcuni, nel senso simbolico di Dama celeste, cioè di Sophia; è la componente femminile della divinità che, come una scintilla, è presente in ogni essere umano e che può essere risvegliata attraverso l’intuizione (4).

 

La testa a forma di cuore, nel dipinto di Licini, pare appunto alludere alla necessità di pensare non soltanto con la testa, con la razionalità, ma anche col cuore, con l’intuizione.

 

Risvegliare la scintilla divina tramite l’intuizione significa riuscire a trascendersi, significa sconfiggere il materialismo; vuol dire riuscire a destare “la mente che dormia”.

 

L’Omaggio a Cavalcanti, in definitiva, pare ispirato (non da una donna reale ma) dall’idea di pensare con il cuore: un’idea alla quale Licini, molti anni prima (e in forma completamente diversa), si era riferito disegnando la

Figura di ragazzo col cuore (5) o dipingendo il Castello in aria (6).

 

Lorenzo Licini

 

 

 

* Questo scritto viene pubblicato in occasione del 62° anniversario della scomparsa di Osvaldo Licini.

(1) L’Omaggio a Cavalcanti fu esposto anche nella mostra personale dedicata a Osvaldo Licini che si tenne presso il Centro Culturale Olivetti a Ivrea, nel 1958 (nel relativo catalogo, con prefazione di Giuseppe Marchiori, l’opera era datata 1956). In Giuseppe Marchiori, I cieli segreti di Osvaldo Licini col catalogo generale delle opere, Alfieri, Venezia, 1968, l’opera era invece datata 1954.

Una riproduzione a colori di Omaggio a Cavalcanti si può trovare anche nel catalogo della mostra Osvaldo Licini: Capolavori, 24.10.2010-30.01.2011, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino, catalogo a cura di Danilo Eccher, Riccardo Passoni, Electa, Milano, 2010, pag. 144.

(2) Guido Cavalcanti, Rime Con le rime di Iacopo Cavalcanti, a cura di Domenico De Robertis, con una postfazione di Giuseppe Marrani e Natascia Tonelli, ristampa a cura di Paolo Borsa, Ledizioni, Milano, 2012, XIII pag. 46.

(3) Daniela Simoni, catalogo della mostra La regione delle Madri I paesaggi di Osvaldo Licini, Monte Vidon Corrado Casa Museo e Centro Studi “Osvaldo Licini” 25 luglio – 8 dicembre 2020, Electa, Milano, 2020, pag. 83.

(4) Sul particolare interesse, da me ipotizzato, di Licini per Sophia (la divina Sapienza) rimando al mio studio intitolato Amalassunta e la parola non detta pubblicato il 21 maggio 2020 tra le notizie di questo sito.

(5) Il disegno, riprodotto anche tra i documenti di questo sito, fu pubblicato in Osvaldo Licini, Errante, erotico, eretico Gli scritti letterari e tutte le lettere raccolti da Zeno Birolli, a cura di Gino Baratta, Francesco Bartoli, Zeno Birolli, Feltrinelli Editore, Milano, 1974, pag. 10. Nel volume il disegno era indicato come Figura di ragazzo col cuore, 1924; essendo stato eseguito su una pagina dell’Album della mostra collettiva che si svolse a Parigi, nel 1924, presso la Closerie des Lilas, il disegno non può evidentemente risalire a prima di quell’anno.

Ho fatto qualche considerazione su questo disegno nel mio studio intitolato La testa e il cuore, pubblicato il 29 settembre 2020 tra le notizie di questo sito.

(6) Si veda, al riguardo, il mio studio intitolato Castello in aria (con drago e arcobaleno), pubblicato il 31 agosto 2020 tra le notizie di questo sito.

L’opera Castello in aria, realizzata nel 1932 e in parte modificata da Licini nel 1936 (o successivamente), si può trovare riprodotta anche nel catalogo della mostra a cura di Luca Massimo Barbero Osvaldo Licini Che un vento di follia totale mi sollevi, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, 22 settembre 2018 – 14 gennaio 2019, Marsilio, Venezia, 2018, pagg. 94 – 95.